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Karate, parola di Maestro Intervista a Gianmario Belotti Alessandro Pagani
Questo mese non parleremo dei risultati e dei successi della società Shotokan Karate Chiari, per questo ci sarà tempo e spazio nei prossimi mesi, ma parleremo del suo maestro, Gianmario Belotti, anzi parleremo con il maestro Belotti che ci ha concesso un’intervista. Partiamo da uno spunto di cronaca. Per le strade di Chiari si racconta come il maestro di Karate, una sera delle quadre, abbia sedato una rissa fra due ragazzi usando due dita per atterrarli entrambi.
Lo chiediamo direttamente al protagonista: è solo una storia gonfiata o è la verità? Una delle ultime sere, in realtà era notte inoltrata, della settimana delle quadre, sono stato chiamato da alcuni presenti perché due ragazzi stavano avendo un acceso diverbio. Dato che la situazione era ormai degenerata ho semplicemente provato a farli smettere bloccandoli fisicamente, per evitare che si facessero del male.
Due dita o non due dita, comunque la situazione si è risolta? Uno di loro mi conosceva, dato che mi ha chiamato per nome, e ha smesso subito. Poi se ne sono andati entrambi. Certamente erano più tranquilli.
Quindi nessun colpo di karate ad effetto e nessun intervento spettacolare? Il karate, lo ripeto sempre, non serve a offendere, ad attaccare, a creare situazioni di rissa e men che meno di violenza. La pratica del karate mi ha insegnato soprattutto l’autocontrollo. E l’autocontrollo è quella cosa che ti serve nei momenti di tensione per scegliere la cosa giusta da fare.
Approfittiamo di questa vicenda locale per scambiare due parole con Gianmario su un tema “caldo”: l’autodifesa. Gianmario, tu insegni karate da tantissimi anni. In pratica tu fai ogni anno continui corsi di autodifesa ai tuoi allievi? Il tema dell’autodifesa è complesso; il rischio è quello di affrontarlo in modo superficiale e questo rischia di far danni invece che offrire soluzioni. L’autodifesa è molto più del semplice imparare quatto o cinque “mosse” per affrontare un’aggressione. Sapersi difendere vuol dire innanzitutto capire; capire se stessi, capire l’altra persona che abbiamo davanti, capire la situazione e agire di conseguenza.
Dopo quanto tempo una persona è un grado di autodifendersi o è in grado di utilizzare il karate anche fuori della palestra? Non esiste un tempo. Ci sono persone che non saranno mai pronte. L’autodifesa è innanzitutto controllo. È la capacità di saper gestire una disputa. “Saper gestire” a volte, anzi spesso, vuol dire evitare lo scontro. Sentirsi “pronti” ad affrontare uno scontro fisico è una situazione pericolosissima. È la situazione peggiore. Chi si sente pronto si sentirà anche sempre legittimato ad agire, a rispondere con violenza alla violenza. Controllo, autocontrollo, vuol dire saper gestire la situazione, non subirla ma gestirla perché lo scontro sia evitato.
Come si evita il rischio senza arrivare allo scontro? Prevenzione. La prevenzione serve ad evitare inutili situazioni di rischio per la persona. Può sembrare un'ovvietà, ma è la realtà. I grandi maestri di karate, quelli che hanno inventato quest’arte, difficilmente arrivavano allo scontro. Quando due maestri si trovavano uno di fronte all’altro non serviva combattere perché la loro consapevolezza li portava a capire chi era più forte. È’ questione di energia. Di trasmettere forza. Di sentire la forza. Se c’è autocontrollo allora diventa semplice capire le situazioni e saperle affrontare. L’autodifesa parte da questo.
Non è pericoloso tentare di controllarsi quando qualcuno ci aggredisce? Non è meglio imparare come e dove tirare bene qualche pugno o qualche calcio? Ti faccio un esempio. In caso di aggressione per rapina, siamo sicuri che sia conveniente affrontare il malvivente, rischiando di provocarne una reazione scomposta e ancora più aggressiva e violenta, piuttosto che subire un semplice furto? Quando ci troviamo in una situazione di pericolo, la cosa più difficile è saper valutare con esattezza l’entità del pericolo stesso, e quindi scegliere il modo più opportuno per fronteggiarlo.
Quarant’anni di karate ti hanno portato ad un livello tale che una rissa per strada per te è una passeggiata. Quarant’anni di karate mi hanno insegnato che la minaccia non deve mai essere affrontata con la violenza. L’errore più grande è cercare lo scontro e la rissa; Il Karate è mai attaccare per primi, Karate ni sente nashi. L’altro errore è quello di sentirsi forti e di volerlo dimostrare esercitando la violenza, Il karate è via per acquisire autocontrollo hitotsu, kekki no yū wo imashimuru koto.

premiazione dello Shotokan Karate Chiari come migliore società sportiva clarense per l'anno agonistico 2010-2011
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